HISTORIA TìTULO: CAP. 10 
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ESPANA


HISTORIA

CAP. 10

by Nessunoxl
Visto: 77 veces Comentarios 0 Date: 19-06-2026 Idioma: Language

Fu un sonno profondo e ristoratore. La mattina, appena aperti gli occhi, incontrai lo sguardo di Bedirhan che mi sorrideva. Mi baciò e subito mi disse:
«Birichina, lo sai che mi toccherà punirti, vero?»
Gli risposi immediatamente che, se avessi sbagliato, sarebbe stato giusto, ma non capivo perché.
«Hai forse dimenticato che ieri sera avresti dovuto darmi il tuo culetto?»
«Ma padrone, perché non l’hai preso? Sai bene che puoi fare di me ciò che desideri.»
«Avrei anche voluto farlo, ma ti sei addormentata e mi spiaceva svegliarti.»
«Mi vuoi punire subito?»
«No, faremo con calma dopo colazione.»

Dopo colazione ci recammo in camera. Scoprii che, mio malgrado, ero bagnata: non riuscivo a capire perché, ma era inequivocabile. Essere punita, sottomessa a lui, mi eccitava. Non avrei mai pensato di essere quel tipo di donna, ma evidentemente mi sbagliavo.
Quante cose erano cambiate in così poco tempo. Ora ero certa: Bedirhan era l’uomo che avevo sempre desiderato, ed essere sua era la cosa che volevo più di ogni altra.

Senza dire nulla mi spogliai e, come al solito, mi misi sulle sue gambe: testa verso il lato sinistro e gambe verso il destro, con il culo in bella vista.
«Padrone, quante?»
«Tu quante pensi di meritarne, per avermi sottratto il piacere del tuo culetto?»
«Almeno dieci.»
«Penso che quindici sia più giusto, visto l’enorme desiderio che ho di te.»
Così cominciò. Avevo dimenticato quanto fosse forte. La prima sculacciata quasi mi sorprese, ma subito mi ripresi:
«Una, grazie padrone.»

Man mano che andavamo avanti sentivo la pelle in fiamme. Le lacrime scendevano senza che potessi controllarle. Singhiozzavo, ma non smettevo di contare e ringraziare. Alla quindicesima avevo davvero il culetto in fiamme.
Come d’uso, lui mi fece sdraiare e con l’unguento lenitivo iniziò ad accarezzarmi, dandomi refrigerio e piacere.

Mi unse tutto il corpo con un’essenza profumata e molto oleosa. Il massaggio era piacevolissimo ed energico. Vidi che insisteva nell’umettarmi il buchetto, che via via si dilatava. Quasi improvvisamente introdusse il suo grosso pollice nella mia fichetta e iniziò a stimolarmi, mentre con il palmo e le dita dall’esterno creava un movimento rotatorio che seguiva quello del pollice, portandomi in un attimo all’orgasmo.

A quel punto volle che mi dedicassi al suo maestoso membro. Dapprima lo baciai e lo leccai lungo tutta l’asta, poi introdussi in bocca la sua smisurata cappella, godendo di questo. Mi sentivo presa e usata. La sensazione di pienezza che provavo ogni volta che introducevo nel mio corpo, in qualsiasi parte di esso, il suo grande e grosso pene è indescrivibile.

L’asta era turgida. Lui volle che lo frizionassi. Mi diede un unguento profumato con il quale deterse le mie mani e il suo cazzo. Presi a segarlo lentamente: era piacevole lo scorrere senza alcun attrito.
Mi girò, posizionandomi prona. Salì su di me introducendosi lentamente. Sopportavo il disagio iniziale con una strana contraddizione interiore: da una parte avrei voluto che si fermasse, dall’altra desideravo soltanto compiacerlo fino in fondo, attendendo con ansia di sentire tutto il suo enorme cazzo completamente dentro di me.

Restavo immobile, in attesa di quel momento preciso in cui avrei sentito il suo peso completo su di me, segno inequivocabile della sua totale presenza e del suo controllo su di me.

Finalmente il momento arrivò. Fu come una scossa elettrica che dai piedi salì fino alla testa. La sua presenza totale mi attraversò con una forza improvvisa, mentre il movimento si faceva più deciso.
Il disagio iniziale si mescolava a una sensazione nuova, difficile da decifrare, un intreccio di opposti che non avevo mai provato prima.

L’orgasmo divenne inevitabile, incontrollabile: venni, travolta da un’ondata di piacere che mi fece perdere ogni capacità di resistere.
Mentre mi pompava alternando movimenti veloci e continui ad altri lenti e profondi, garantendomi una serie di orgasmi, mi baciava e mi mordeva il collo. Mi sentivo come un animale coperto dal suo maschio.

La nozione del tempo la perdevo ogni volta che facevamo l’amore; quindi, non ho la più pallida idea di quanto fosse passato prima che lui uscisse dal mio lato B. Sentirlo uscire mi provocò una sensazione di vuoto che oramai avevo imparato a conoscere. Lo guardai perplessa, chiedendogli come mai non mi avesse inondata con il suo seme.

Mi rispose che da quel momento voleva riempirmi solo davanti: niente sperma in bocca o in culo finché non fossi rimasta incinta.
«Certo, come desideri mio padrone.» Lo dissi sorridendo. Mi piaceva continuare a chiamarlo così: mi faceva sentire quanto gli appartenessi.

Anche lui sorrise. Poi, dandomi una piccola sculacciata, mi invitò ad andare con lui in bagno per pulirlo, così da poter riprendere davanti.

Segue…

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