HISTORIA TìTULO: Un estate al mare... Voglia di... 
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ESPANA


HISTORIA

Un estate al mare... Voglia di...

by Cornutamenteio
Visto: 274 veces Comentarios 1 Date: 01-07-2026 Idioma: Language

Il sole della Versilia picchiava forte sulla sabbia, un caldo umido e appiccicoso che rendeva l'aria pesante da respirare. Ero distesa sul lettino, completamente abbronzata, con l'olio che scivolava lungo i miei fianchi facendomi brillare la pelle. Mi ero tolita il top, lasciando libere le mie tette, una terza morbida e piena, con i capezzoli duri che puntavano verso il cielo a causa dell'aria che accarezzava la pelle bagnata. Mi sentivo viva, sensuale, libera. Mio marito, quel povero cornuto contento, era chiuso in ufficio a sudare su delle carte mentre io ero qui a godermi la vita e le attenzioni che meritavo.

Ma non tutti la pensavano come me. Intorno a me, l'atmosfera era elettrica, carica di quei sussurri cattivi che le donne fanno quando si sentono superiori. Notai le signore sedute sugli ombrelloni vicini, le mamme con i bambini che giocavano nella sabbia. Mi fissavano. I loro occhi non erano di ammirazione, ma di disprezzo puro, taglienti come rasoi. Una di loro, una donna grassoccia con un cappello di paglia enorme, fece un gesto secco verso il figlio, coprendogli gli occhi con la mano, e poi mi guardò dritto negli occhi sbuffando forte.

«Signora, per favore!», esclamò un'altra voce, più acuta, da dietro di me. Mi voltai leggermente. Era una madre giovane, che agitava una mano verso di me come se volesse scacciare una mosca fastidiosa. «Ci sono dei bambini qui! Veda di coprisi, è vergognoso!»

Le loro parole mi sfiorarono la pelle senza scalfirla. Sentii solo una vibrazione fastidiosa, come il ronzio di una zanzara, ma non mossi un muscolo. Anzi, mi stiracchiai sul lettino, arcuando la schiena per spingere ancora in fuori il seno, godendo del loro imbarazzo. Loro erano lì a preoccuparsi dei bambini, mentre io pensavo a quanto fosse bello essere guardata, anche se con disprezzo. Era comunque attenzione.

Mentre continuavo a ignorare le loro ramanzine, vidi avvicinarsi una figura familiare dalla riva. Era uno dei venditori ambulanti, un uomo di colore, alto e muscoloso, che solitamente pascolava sulla spiaggia vendendo borse e parei. Lo avevo notato altre volte, ma oggi c'era qualcosa di diverso nel modo in cui si muoveva. Si fermò proprio accanto al mio lettino, ombreggiandomi con la sua imponente stazza.

«Bella signora, per lei il pareo migliore, seta pura, colori bellissimi», disse con voce profonda, mostrandomi un tessuto fluido.

Alzai lo sguardo dal suo viso e scesi lentamente lungo il suo petto sudato, fino all'addome, e mi fermai proprio sui suoi boxer. C'era un bozzo. Un bozzo enorme, evidente, che disegnava la forma di un cazzo a riposo ma comunque di dimensioni impressionanti. Sentii un colpo secco nel basso ventre, un calore improvviso che si diffuse tra le cosce. La mia bocca si fece improvvisamente secca, mentre la mia mente elaborava velocemente l'immagine di quell'arnese nascosto sotto lo stoffa.

«Quanto costa?», chiesi, sentendo la voce un po' roca, ma cercando di mantenere un tono da affare. «Voglio vederlo meglio. Ma qui c'è troppa luce... e troppa gente che rompe le scatole.»

Lui mi guardò, un sorriso sfumato sui suoi bei denti bianchi, capendo al volo la situazione. «Si può vedere in cabina, signora. Nessuno disturba lì.»

«Va bene», dissi, alzandomi con un movimento fluido, raccogliendo il mio costume e l'asciugamano. «Aspettami qui. Vado a cambiarmi e a vedere questo tessuto da vicino.»

Camminai verso le file di cabine di legno, sentendo il sabbia calda sotto i piedi e le occhiate delle signore scandalizzate incollate sulla mia schiena nuda e sul mio culo sodo che oscillava ad ogni passo. Entrai nella cabina numero 7, lo spazio ristretto e buio che sapeva di umido e cloro. Non persi tempo. Pochi minuti dopo, bussarono. Aprii la porta a spiraglio.

Non era solo. Lui aveva portato un amico, altrettanto sciro e imponente, con lo stesso sguardo di fame predatrice. Entrarono chiudendo la porta alle spalle, riempiendo lo spazio ridotto con la loro presenza maschile e il loro odore di sudore e di cazzo />
«Il pareo?», chiesi con un sorriso provocatorio, ma sapevo già che non si parlava di stoffa.

«Dopo do' pareo, troia», sibilò il primo, afferrandomi per i fianchi e schiacciandomi contro la parete di legno. «Abbiamo visto come guardavi. Vuoi questo cazzo nero, vero?»

Non risposi. Scivolai in ginocchio sulla tavola di legno slacciando i loro boxer con furia. I loro cazzi uscirono all'istante, duri, enormi, pulsanti di vene. Presi il cazzo nodoso del primo in bocca, leccando la cappella larga e gustando il sapore salato della pelle, mentre l'altro si chinava dietro di me. Le sue mani grosse mi aprirono le chiappe del culo, allargandolo con due fita, mentre la sua lingua mi penetrava la figa con forza, bagnandomi completamente.

«Mmmh, che puttana che sei, tutta bagnata già... piace cazzo nero...», mormorò lui, leccandomi furiosamente il clitoride mentre io cercavo di ingoiare il cazzo dell'altro fino in gola. Mi sentivo soffocare, ma era una sensazione meravigliosa. Ero lì, in quella cabina sudicia, usata da due neri sconosciuti mentre mio marito pensava che io stessi facendo un bagno rinfrescante.

Poi i due senegalesi si alzarono. Mi girarono, mettendomi a quattro zampe sul pancone della cabina. Il primo si pose dietro di me, allineò la sua verga alla mia figa spalancata e si spinse dentro con un colpo secco che mi fece sbattere il petto contro il legno. «Ahh!», gridai, sentendomi riempire fino all'utero. Iniziò a scoparmi con ritmi violenti, sbatteva le palle contro il mio culo ogni volta che entrava.

L'altro si pose davanti a me, offrendomi il suo cazzo ancora unto della mia saliva. «Succhia, puliscilo bene.» Lo presi tra le labbra, succhiando con avidità mentre venivo penetrata da dietro. Il ritmo era frenetico, i gemiti erano soffocati dagli urli dei bambini degli altri bagnanti che giocavano fuori, ma dentro eravamo bestie in calore.

«Ora culo», disse quello dietro, estraendosi da mecon un suono bagnato e appoggiando la punta del suo cazzo al mio buchetto stretto. «Spingi, troia.» Respiro forte, cercando di rilassarmi mentre lui allargava il mio ano con le dita e poi con la sua cappella. Entrò lentamente, un dolore misto a piacere intenso mi attraversò la schiena. «Sì, così, prendilo tutto nel culo.»

Ero piena. Un cazzo in bocca e uno nel culo. Mi sentivo una vera cagna, usata per il loro piacere. Continuavano a scambiarsi di posizione, usando i miei tre buchi come se fossero loro proprietà. Sentii i loro respiri affannosi, i corpi che si bagnavano di sudore contro il mio.

«Sto per venire», ansimò quello che stava scopandomi la bocca. Si tirò fuori e mi sborrò in faccia, filamenti caldi di sperma che mi colarono sugli occhi e sulle labbra. Pochi secondi dopo, l'altro mi riempì il culo di sborra, sentendo il getto caldo che mi inondava l'interno. Rimasero dentro di me finché non finirono di godere, poi si estrassero con un *pop* umido.

Mi sentivo distrutta, esausta, ma incredibilmente soddisfatta. Un vero sborratoio. Pulii la faccia con un pezzo di stoffa del pareo mai comprato, mentre loro si sistemavano i boxer.

«Grazie, signora», disse il primo, sorridendo maliziosamente. «Ottimo affare.» Uscirono dalla cabina lasciando l'odore di sesso e sudore nell'aria.

Mi rimisi il costume, le gambe che tremavano ancora, e uscii dalla cabina. La luce del sole mi accecò per un secondo. Ma non evo sola. Appena feci un passo fuori, mi trovai faccia a faccia con il bagnino. Era un ragazzo giovane, atletico, con la pelle abbronzata e la maglietta rosso della sicurezza che aderiva dui pettorali scolpiti dal nuoto e dalla voga. Le braccia incrociate, lo sguardo duro.

«Lei», disse con voce ferma, indicandomi. «Ma che è impazzita? Ho visto tutto. So cosa è successo lì dentro con quei du' neri.»

Il cuore mi mancò. «Cosa? No, io... stavo solo provando il pareo...»

«Non mi freghi», mi interruppe, facendo un passo verso di me. «Qui non si fanno queste porcate. Ci sono famiglie con i bambini! Devo dire al proprietario di cacciarla dallo stabilimento. Subito.»

Il panico mi assalì. Se mio marito avesse saputo del tradimento non sarebbe successo niente, anzi... Ma dove trovare un altro stabilimento a luglio? ... Mi avvicinai a lui, mettendo una mano sul suo petto muscoloso, sentendo il calore della sua pelle sotto il sole.

«Ti prego, non farlo», dissi con voce dolce, abbassando lo sguardo e poi risalendo lentamente sui suoi occhi. «Per me sarebbe un casino. C'è un modo per... sistemare la cosa?»

Lui guardò la mia mano, poi i miei occhi, e il suo sguardo si fece più cupo, più intenso. «Un modo?» Sorrise, un sorriso cattivo. «Forse c'è. Ma devi convincermi che vale la pena di farti restare.»

Senza aspettare, lo feci entrare rapidamente in cabina, ancora piena di odore di sesso, e scivolai in ginocchio sul pavimento. Le mie mani tremarono mentre calavo giù il costume del bagnino, liberando il suo cazzo già indurito. Era bello, grosso, anche se non quanto quello dei due africani, duro e pronto. Lo presi in bocca, leccando l'asta con cura, usando la lingua per girare attorno alla punta. Lui gemette, infilando le mani tra i miei capelli e spingendo la testa verso di sé.

«Così va meglio, eh?», sussurrai, mentre glielo prendevo tutto in gola, facendomi scendere le lacrime per la profondità. «Sei una vera vacca, sai? Chissà il tu' marito quando gli è becco!»

Lo succhiai con furia, facendolo godere, sentendo le sue cosce irrigidirsi. Ma non bastava. Mi alzai, mi spogliai di nuovo velocemente e mi piegai in avanti contro il legno della cabina, offrendogli il mio culo ancora infiammato ed unto della sborra precedente.

«Scopami pure, bastardo», dissi, guardandolo indietro. «Usami come vuoi. E sborrami dentro.»

Lui non si fece pregare. Infilò il suo cazzo nella mia figa bagnata, iniziando a pompare con forza, più veloce dei due africani. Mi prendeva con rabbia, come una punizione che era un premio. «Ti piace, vero? Puttana... maiala...»

«Sì, sì, scopami forte!», urlai, soffocando i gemiti contro la parete.

Dopo pochi minuti, sentii che stava per esplodere. Si tirò fuori e si sborrò in mano, poi mi spalmò il liquido sulle cosce come un marchio. Si sistemò il costume, respirando affannoso.

«Ok», disse, asciugandosi la fronte. «Puoi restare..q.»

Lo guardai, ancora eccitata e confusa. «Grazie...»

Ma lui non se ne andò. Mi guardò con un interesse nuovo, calcolatore.
«Ascolta, posso dirlo agli altri ragazzi, vero?»

Mi venne un'idea. Che puttana che sono!

«Senti, questo weekend torna mio marito, sai?»

«Sì, perché?»

«Vieni qui sabato verso le otto, quando chiude lo stabilimento», dissi al bagnino, con un sorriso. «E porta anche i tuoi colleghi. Siete in cinque. Vogliamo divertirci un po', vero?»

Si chiese cosa intendessi, ma lo capì subito dal mio sguardo. «Vuoi che... che facciamo tutto con te davanti a lui?»

«Esatto. Così il mio cornuto impotente può guardare cosa fa la moglie in vacanza quando lui non c'è. O anche quando c'è. Che dici?»

L'idea lo elettrizzò.

Pensai a mio marito lì, fermo, a guardarmi mentre quei cinque uomini mi usavano come uno sborratoio. Sentii la figa contrarsi di nuovo. «Sì», rispose, con un sorriso malizioso,mentre il suo cazzo era di nuovo duro.
«Sarà... interessante.»

«Perfetto. Ci vediamo sabato.», disse lui, allontanandosi verso la sua postazione, lasciandomi lì, sotto il sole di Versilia, piena di sborra e già impaziente di tornare a riempire di corna il mio coglione...

Añ CASEADE 1 COMENTARIOS:
  • avatar IIIserie Adoro Giulia!! Da sempre!! Troia meravigliosa!! Per quanto possibile la seguo ovunque, e sogno di poterla scopare Non n giorno quando lei vorrà

    02-07-2026 07:42:49






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