HISTORIA TìTULO: Debora e Marco (seconda parte) 
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Debora e Marco (seconda parte)

by Cornutamenteio
Visto: 233 veces Comentarios 0 Date: 06-07-2026 Idioma: Language

Le ginocchia di Debora sfiorarono il bordo del divano e lei si lasciò cadere all'indietro, il tessuto leggero dell'abito che si sollevava sulle cosce mentre si sdraiava. Il pancione emerse tondo e teso sotto la stoffa, un globo pallido illuminato dalla luna che entrava dalle finestre. Io rimasi in piedi, il respiro che mi bruciava in gola, e Marco si posizionò dietro di me, le sue mani grandi che mi afferravano i fianchi con una presa che non lasciava spazio a esitazioni.

«Toglile tutto» mormorò Marco, e le sue dita trovarono la zip del vestito di Debora prima ancora che io potessi muovermi. Il suono della cerniera tagliò il silenzio come un coltello. Debora sollevò i fianchi e Marco le sfilò l'abito dalle caviglie con un gesto lento, quasi reverente. Rimase nuda davanti a noi, la pelle che luccicava di sudore, i seni gonfi e pesanti che ricadevano ai lati del torace, i capezzoli scuri e turgidi come olive mature. Il pancione dominava la scena, la pelle tirata e lucida, l'ombelico sporgente come un piccolo nodo.

Mi inginocchiai accanto al divano e posai la mano sulla sua pancia. Il calore che irradiava era incredibile, come appoggiare il palmo su un sole privato. Sotto le dita sentii qualcosa muoversi, un fremito interno, e Debora emise un suono basso dalla gola. Marco si sdraiò dall'altro lato, la sua mano che seguiva la curva del fianco di Debora, e le sue labbra trovarono il collo di lei, proprio sotto l'orecchio. La baciò con una lentezza che contrastava con la fame che gli avevo visto negli occhi prima.

Io mi chinai in avanti e le mie labbra toccarono la sua clavicola, poi scesi verso il seno. La pelle sapeva di sale e di un profumo floreale che doveva essersi messa prima dell'aperitivo. Presi un capezzolo in bocca e lo sentii indurirsi ancora di più contro la lingua, duro come un chicco di caffè. Debora inarcò la schiena, il pancione che si sollevava verso di me, e le sue dita si intrecciarono nei miei capelli stringendomi contro di lei.

Marco scese lungo il corpo di Debora con una scia di baci umidi, il mento ruvido che graffiava la pelle morbida. Passò tra i seni, sull'addome teso, e quando raggiunse la sommità del pube si fermò. Io sollevai lo sguardo e vidi i suoi occhi incollati al sesso di Debora, aperto come un fiore bagnato, le labbra gonfie e scure, il clitoride che spuntava dal suo cappuccio come una perla rosea.

«È tua» disse Marco, spostandosi per farmi spazio. «Assaggiala.»

Mi mossi tra le gambe di Debora, che lei aprì senza esitazione, le ginocchia che cadevano ai lati. Il suo odore mi colpì come un'onda: muschiato, denso, carico di qualcosa che sapeva di fecondità e di bisogno. Affondai la faccia nella sua fica e la mia lingua trovò il clitoride al primo tentativo. Era duro, pulsante sotto la mia lingua, e quando lo leccai Debora gemette così forte che il suono rimbalzò sulle pareti della stanza.

Lei mi afferrò i capelli e mi tirò più vicino, i suoi fianchi che si muovevano in piccoli cerchi contro la mia bocca. Io succhiai, leccai, affondai la lingua dentro la sua apertura, sentendo i muscoli interni che si contraevano cercando di attirarmi più a fondo. Il sapore era acido e dolce insieme, e io lo bevvi come se fossi stata assetata da giorni.

Poi Debora mi tirò per i capelli con forza. «Girati» ansimò. «Voglio leccarti anche io.»

Mi sollevai e mi posizionai sopra di lei, le ginocchia ai lati della sua testa, il mio sesso che scendeva verso la sua bocca. Quando la sua lingua mi toccò, un brivido mi attraversò dalla nuca fino al coccige. Mi chinai in avanti e ripresi a leccarla, le sue cosce che mi premevano le orecchie, e ci ritrovammo in un 69 che mi fece dimenticare ogni cosa tranne il sapore della sua fica e la sua lingua che mi scopava.

Fu allora che sentii il divano inclinarsi dietro di me. Le mani di Marco mi afferrarono i fianchi, le sue dita che affondavano nella carne dei miei glutei. Il suo cazzo scivolò tra le mie labbra bagnate, strusciando tra la fica e il clitoride e ritorno, e io gemetti nella fica di Debora, facendola vibrare.

«Prendilo» disse Debora da sotto di me, la sua voce attutita dalle mie cosce. «Prendilo tutto.»

Marco non aspettò oltre. La punta del suo cazzo trovò la mia apertura e spinse. Era spesso, spesso da farmi gridare, e mi riempì in un colpo solo fino in fondo. Il suono della carne che si sbatteva contro la carne riempì la stanza, ritmico e osceno, e ogni spinta mi spingeva la faccia più a fondo nella fica di Debora, la mia lingua che lavorava il suo clitoride con una frenesia che non controllavo più.

Debora mi leccava con la stessa intensità, la sua lingua che girava attorno al mio clitoride mentre Marco mi scopava da dietro, e ogni volta che il suo cazzo entrava il mio corpo tremava e il piacere mi attraversava come una scarica elettrica. Il pancione di Debora premeva contro il mio petto, duro e caldo, e lo sentivo ondeggiare con ogni suo respiro affannoso.

I gemiti di Debora divennero più acuti, più rapidi. Le sue cosce si strinsero attorno alla mia testa e i suoi fianchi si sollevarono dal divano. La sua fica si contrasse sotto la mia lingua, i muscoli interni che pulsavano come un cuore impazzito. Le infilai due dita dentro e continuai a leccare, sentendo le pareti della sua vagina che mi stringevano, che mi tiravano dentro.

«Sì, sì, sì» ansimò Debora, e poi urlò. Il suo orgasmo esplose come un tuono, il corpo che si inarcava dal divano, il pancione che ondeggiava con ogni contrazione, la sua fica che schizzava sulle mie labbra e sul mio mento. Continuai a leccare mentre veniva, prolungando ogni ondata, e il suo urlo si trasformò in un singhiozzo rotto, il corpo che tremava come una foglia nella tempesta.

Marco non si fermò. Continuò a scoparmi da dietro con la stessa furia, il suo cazzo che entrava e usciva dal mio buco con un ritmo che mi faceva sbattere i denti, e io sentii il mio orgasmo che si avvicinava come un treno merci, inarrestabile.

Mentre l'orgasmo di Debora si dissolveva, Marco estrasse il suo cazzo pulsante da me e, senza perdere un attimo, lo spinse, ancira umido fei miei succhi verso l'ano di Debora, spingendo con forza per penetrare il suo buco stretto, ma evidentemente non nuovo alla sodomia; mentre io, ancora tremante di piacere, mi posizionai dietro Marco che stantuffava la moglie, per leccargli i coglioni e il perineo, creando un triangolo di piacere che esplorava nuove profondità.

Debora, eccitata dalla doppia stimolazione, mi chiamò gridando il mio nome; quando mi avvicinai lasciando il culo del marito mi ordinò di baciarla con ancira il sapore del rimming in bocca; poi afferrò il mio seno e lo strizzò, mordicchiando i capezzoli, creando un mix di piacere e dolore che fece impazzire entrambe, mentre Marco aumentava il ritmo delle sue spinte, il suo cazzo che penetrava l'ano della moglie , ritmato dal suono delle palle che sbattevano contro il culo di Debora con forza. Andammo avanti a lungo, finché, esausti, non ci addormentammo tutti e tre.

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