CAP. 12 Epilogo
by NessunoxlSeppure avessi ben chiaro cosa fosse mio marito, mi sorprese comunque la sua reazione: rispose che aveva ragione e quasi piagnucolando lo pregò di lasciare le cose come stavano. Aggiunse che Bedir poteva fare tutto ciò che desiderava, senza limiti, ma lo scongiurava di lasciarlo vivere con noi e di concedergli il privilegio di guardarci fare l’amore, consentendogli di rendersi utile. Concluse: «La prego, padrone.»
Vidi chiaramente un sorriso sul volto del mio amante. Poi disse:
«Bene, allora il problema è superato. Sono contento. Quando non ci sono, potrai occuparti della mia famiglia e te ne sono grato. Per dimostrartelo ti farò un regalo: vieni qui e bevi direttamente dalla fonte. Poi, più tardi, ti concederò anche ciò che ti ho promesso, prenderò anche te.»
Mario era come un bambino a cui fosse stato fatto il regalo che desiderava da tempo. Confesso che provai una fitta di gelosia.
Mio marito si alzò e si avvicinò a Bedir, che si era già messo in piedi ad aspettarlo. Mario gli slacciò la cintura e gli tolse pantaloni e biancheria, poi si dedicò a lui con entusiasmo, si tuffò letteralmente sul suo cazzo che pendeva moscio. Lo leccava e lo succhiava con entusiasmo, man mano cresceva, divenne maestoso, a quel punto Bedir lo fece allontanare, Mario era chiaramente deluso, ma lui lo rincuorò: tranquillo avrai quanto ti ho promesso ma ho intenzione di addolcirti l’attesa, quindi ci trasferimmo tutti in camera mi fece spogliare e stendere su un fianco prendendomi da dietro con la consueta delicatezza, ero un lago e non appena lo sentii tutto dentro ebbi il mio primo orgasmo.
A questo ne seguirono molti altri, che mi portarono in uno stato di totale abbandono. Avrei voluto sentire il suo piacere completarsi dentro di me, ma sapevo che per quella volta non sarebbe stato così.
Lui si sdraiò al mio fianco e disse a mio marito di darsi da fare era giunto il suo momento, Mario con entusiasmo avvicinò la sua bocca ed iniziò a pomparlo, gli accarezzava le grosse palle e lo succhiava con voluttà.
Li osservavo: da una parte il mio ex uomo, dall’altra il mio nuovo compagno che prendeva completamente il controllo della situazione, dominandolo. Mio marito sembrava ormai pienamente inserito in quella dinamica, quasi sollevato dal suo stesso ruolo, pur non avendo mai mostrato tendenze omosessuali era evidente quanto desiderasse sottomettersi compiendo l’atto principe ovvero lasciandosi inculare.
Ero convinta che il piacere che provava non fosse solo legato a ciò che stava accadendo in quel momento, ma soprattutto alla sua nuova posizione, alla rinuncia al controllo e alla totale sottomissione a Bedirhan.
Il pompino durò un tempo lunghissimo io mi ero eccitata guardandoli e mi masturbavo lentamente, il momento era arrivato, Bedir gli disse che stava venendo e si raccomandava di ingoiare tutto.
Fu bellissimo guardare, vidi chiaramente tutta la difficoltà di mio marito ad ingoiare la copiosa sborrata del mio amante, seguii attentamente tutte le sue deglutizioni e devo ammettere che fu davvero molto bravo perché non se ne lasciò sfuggire neppure una gocciolina, solo in un secondo momento mi accorsi che anche lui era venuto, senza neppure toccarsi.
sono stato bravo padrone?
Sì, non mi posso lamentare, ora vai a prendere nella mia cassetta il flacone rosso.
Mario tornò con la boccetta in mano e chiese cosa dovesse farne. Gli venne indicato di usarla per prepararlo, dopodiché riprese a stimolarlo, accarezzando e baciandogli il cazzo, come ordinato. In breve il pene di Bedir era maestosamente eretto.
Solo a vederlo mi sentivo attraversata dal desiderio e gli chiesi di riprendermi. Lui, sorridendo, mi rispose:
«Fai la brava bambina. Prima occupiamoci di lui, poi domani mattina penserò anche a te.»
Fece umettare con lo stesso liquido, precedentemente usato, il culo di Mario, quindi gli ordinò di mettersi alla pecorina e posizionandosi in piedi dietro di lui cominciò a penetrarlo; il viso di mio marito era più che eloquente, sudava freddo e le lacrime cominciarono a solcare il suo viso, si mordeva le labbra.
Bedirhan con calma si introduceva in lui e con pazienza dopo diversi minuti ero completamente dentro il retto di mio marito, Mario mi guardò:
“ora capisco, è enorme mi sento spaccare in due”, nel frattempo il ritmo era aumentato ed ora lo sbatteva con foga e senza alcun riguardo entrava ed usciva dal suo culo con un incalzare davvero bestiale, anche io avevo bisogno di scaricare l’eccitazione per cui cominciai a toccarmi penetrandomi con due dita.
Avevo Mario al mio fianco e vedevo chiaramente gli affondi di Bedir, poi mio marito si mise ad urlare che stava godendo, di spaccarlo: “ dai padrone… fammi male… più forte.. allagami” vidi il cazzo di mio marito sobbalzare e poi iniziare a eiaculare, anch’io cedetti all’imminente orgasmo.
Il cazzo di Mario era diventato moscio ma comunque continuava a stare fermo e farsi inculare, ben presto il ritmo aumentò ed il suo cazzetto riprese vigore, mai durante il matrimonio era venuto più di due volte, quelle poche volte che era accaduto mi diceva addirittura che l’avevo completamente svuotato.
Ora, dopo due sborrate, era lì con un enorme cazzo nel culo, ed era ancora in tiro, arrivò anche il momento di Bedirhan, oramai conoscevo bene il suo modo di godere, lo vidi contrarsi ed aumentare la frequenza dei colpi e poi improvvisamente dargliene uno profondissimo e fermarsi piantandosi tutto dentro, si stava scaricando, Mario sgranò gli occhi: “ mamma mia…mi sta riempiendo.. mi sta inondando” e per la terza volta dal suo piccolo cazzo uscirono un paio di gocce di sperma.
Eravamo tutti pienamente soddisfatti.
La casa era silenziosa quella sera, come se tutto avesse trovato da solo la propria posizione naturale.
Non c’era tensione, né attesa. Solo una stabilità nuova, difficile da definire ma impossibile da ignorare.
Mario era lì, come sempre negli ultimi tempi, presente senza essere più fuori posto. Non sembrava più combattere nulla: nemmeno se stesso. Aveva smesso di interrogarsi, e proprio per questo appariva diverso. Più calmo. Più lucido.
Io lo osservavo senza più quella confusione iniziale che mi aveva accompagnata nei primi tempi. Anche in me qualcosa si era assestato. Non era abitudine: era comprensione.
Bedirhan si fermò un momento a guardarci entrambi, come se stesse verificando un ordine che conosceva già.
Mario abbassò leggermente lo sguardo, non per paura, ma per riconoscimento. Io invece rimasi ferma, con una serenità che fino a poco tempo prima non avrei saputo spiegare.
«Così va bene,» disse semplicemente Bedirhan.
Non era una domanda. Era una constatazione.
Mario annuì dopo qualche secondo, come se quella risposta fosse l’unica possibile da tempo.
Io sentii, per la prima volta, che non stavo più scegliendo tra due mondi. Uno dei due era semplicemente scomparso, senza rumore.
Eppure non c’era perdita. Solo una forma diversa di equilibrio.
Mario si avvicinò leggermente, come se volesse dire qualcosa, ma si fermò. Non servivano più spiegazioni tra noi.
Aveva capito il suo ruolo. E soprattutto, aveva smesso di lottare contro di esso.
Bedirhan si avvicinò a me e, con un gesto semplice, mi sfiorò il viso e mi baciò. Non c’era dimostrazione: solo appartenenza.
Io chiusi gli occhi per un istante.
Quando li riaprii, Mario era ancora lì. Non più spettatore, non più estraneo. Parte della scena, come se lo fosse sempre stato.
E in quel momento mi resi conto che non esisteva più un “prima” a cui tornare.
Solo ciò che eravamo diventati.
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