La prima volta - Uno
by PrufrockAmore, amante mia, mia Ape Regina, la prima volta che ti sei fatta sbattere da un altro è stato per me gaudioso e terribile. Cazzo duro e mente in subbuglio. Eccitazione e gelosia L’avevi conosciuto qui. Te l’avevo presentato io. Cinquantenne colto e raffinato, erotico nel rapportarsi, senza volgarità. Barba, fisico in perfetta forma, mani grandi come piacciono a te. Era stato reticente a far vedere, su tua richiesta, il cazzo. Avevi temuto e hai insistito. La foto che infine ha mandato ti ha dato torto. Lungo e grosso. Grazie a Dio. Appena arrivata l’abbiamo guardata insieme. Con occhi luminosi e bava alla bocca mi hai detto: “Immagina questa grossa nerchia che entra nel mio ventre. Immaginala muoversi, sfondarmi e ascolta il mio godere. Credo proprio che lo farò venire dentro. Così, se dopo mi faccio scopare da te, navighi nella sua sborra”. Ci sono cose cha vanno consumate subito, altrimenti evaporano. Con pochi messaggi definito quando e dove. Lui uomo libero, noi amanti lontani. Abbiamo entrambi preso un treno, io da Torino, tu da Bergamo e siamo arrivati a Milano, ove lui abita. Mi avevi ordinato di non farmi vedere prima. Ho trasgredito, ti ho preceduta in stazione e spiata all’arrivo. Sono impazzito nel vedere come ti eri fatta bella. Capelli raccolti, vestitino bianco corto e attillato, paperine da educanda. Mi avevi detto che non avresti indossato intimo. Guardandoti, anche se da lontano, si intuiva l’assenza del reggiseno. Quindi non indossavi nemmeno le mutandine. Ero pronto a scommettere che il vestito l’avevi scelto bianco per poter far prima una doccia senza togliertelo. Si sarebbe appiccicato al tuo corpo mettendo in evidenza le forme: seno, capezzoli, culo, cosce. Lui ti avrebbe vista nuda senza che tu lo fossi. Avrebbe pregustato. Te lo saresti tolto appena uscita dalla doccia e gli avresti chiesto di asciugarti. I primi tocchi attraverso l’accappatoio. Mani. Le sue mani dappertutto. Baci? Capezzoli arpionati? Dita in fica? Chissà. Forse non eri già fradicia, ma di sicuro eri umida. Cosce appiccicose. Camminavi con passo veloce, ti sei concessa un caffè e mi hai mandato un lungo messaggio. “Sono a Milano. Vado a godere. L’appuntamento con lui è a mezzogiorno, come sai. Non tentare di raggiungermi in qualche modo mentre mi monta. Resta nella tua stanza e immagina. Soffri senza segarti. Quando ho finito ti raggiungo, forse ti mando qualche foto. Non rispondere mettendomi fretta. Vorrei fare sesso almeno per tre ore e avere più orgasmi. Voglio che mi sbatta per bene, mi faccia cagna e pecora. Grazie”.
Si, mia Signora.
L’albergo è vicino alla stazione. Resto a debita distanza. Lui ti sta aspettando fuori. Arrivi, ti prende la mano a la bacia.
Mentre entrate ti mette una mano sul culo. Mi diventa di marmo. Farò una breve passeggiata, poi andrò in stanza ad attendere. Sipario
PS per voi lettori: fate sapere se desiderate il seguito, grazie.
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