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HISTORIA

Il dermatologo 2: assistere e accettare.

by DiogeneG
Visto: 320 veces Comentarios 2 Date: 25-03-2026 Idioma: Language

PREMESSA: E’ UN RACCONTO DI FANTASIA LIBERAMENTE ISPIRATO AD UNA SITUAZIONE REALMENTE ACCADUTA AD UNA COPPIA CON CUI HO GIOCATO

I giorni successivi alla visita furono un vero tormento.

Marika si comportava come se nulla fosse successo e io continuavo a pormi domande su quanto era accaduto in quello studio medico.
Ma ancor di più su cosa fosse accaduto fuori: davvero avevo trovato così eccitante vedere la mia donna in quella situazione tanto da masturbarmi? Davvero io, che avevo sempre pensato di essere geloso e possessivo nei suoi confronti, alla prima occasione ero pronto ad accettare che godesse di e con un altro uomo?

Era vero che qualche volta scherzando le dicevo che era talmente bella che avrei voluto la vedessero nuda altri uomini e che mentre facevamo l’amore era capitato che avessimo giocato con la fantasia facendo riferimento alla presenza di un terzo, ma lo avevamo sempre immaginato come uno spettatore della nostra intimità, mai come partecipe addirittura da protagonista. E mai avevamo pensato ad una situazione in cui io non fossi presente.

I miei pensieri erano una continua alternanza; a volte immaginavo di andare a prendere a pugni il Dott. Rossi direttamente nello studio così che tutti sapessero che porco fosse, altre volte mi vedevo a confabulare con lui per organizzare un incontro a tre.
Perché alla fine, che mi piacesse o meno, dovevo ammettere che vedere Marika con lui era stato per me scioccante quanto estremamente eccitante. Mi chiesi se l’unico vero strano di tutto l’accaduto fossi solo io: era normale che il medico davanti ad una bella e giovane donna nuda e disponibile avesse esagerato nel toccarla; era normale, anche se discutibile, che Marika se eccitata si fosse lasciata andare. Ma io?
Decisi di documentarmi e grazie ad internet scoprii che non ero l’unico che provava piacere e gratificazione nel condividere la propria donna, nel vederla con altri uomini.
La cosa un minimo mi tranquillizzò. Decisi pertanto di provare a vivere questa nuova situazione con serenità, trovando appagamento da ciò che mi stava capitando.

Lasciai quindi che, ogni volta che vedevo Marika nuda, la mia mente andasse liberamente al ricordo di ciò che avevo visto. Addirittura liberavo ancor di più la fantasia immaginando che lo facessimo in tre, poi che la scopasse il Dott. Rossi e un gruppo di praticanti, poi che fosse nuda in un’aula della facoltà di medicina dove a turno decine e decine di studenti la visitavano prima di scoparsela.
Era un crescendo di immaginazioni e di seghe: più Marika mi negava, perché diceva lei prescritto dal medico, di avere contatti fisici e più io correvo in bagno a toccarmi come un sedicenne in piena esplosione ormonale.

Finalmente il giorno della visita di controllo arrivò.
L’appuntamento inizialmente fissato per le 16:00 era stato spostato alle 19:00. Era evidente non fosse casuale.

Sbirciai la vestizione di Marika. Ero davvero curioso di vedere come si sarebbe preparata. Indossò uno slip modello brasiliano nero, un largo pantalone di lino chiaro, una maglietta a maniche corte blu. Niente reggiseno. Che stronza, pensai. Anche se aveva un seno piccolo era solito indossarlo. Voleva da subito dare al dottore l’idea che fosse disponibile? Voleva che i capezzoli turgidi, che si sarebbero sicuramente notati, comunicassero che era eccitata ancor prima di iniziare la visita? Voleva che …? Non aveva importanza, conclusi. Se la visita fosse andata come la volta scorsa l’avrebbe vista nuda e cosa e dove si sarebbero fermati lo avrei scoperto da li a poco. Era inutile torturami già ora.

Arrivammo nello studio e come la volta precedente ci accolse l’infermiera che disse a lei di seguirla in sala visite e invitò me ad accomodarmi nel salottino.
Cercai lo sguardo di Marika, ma lei si incamminò semplicemente dietro la ragazza.

Rimasto solo corsi all’esterno per prendere possesso della mia postazione.
Mentre mi avvicinavo alle finestre notai che Il lato destro, quello opposto a dove mi ero posizionato la volta precedente, era più “protetto” da sguardi esterni: se era vero che il giardino era uno spazio privato dello studio c’erano un paio di balconi del palazzo vicino da cui avrebbero potuto vedermi.
Ma soprattutto notai che da quella parte la finestra era aperta: non solo avrei potuto vedere ma avrei anche potuto sentire ciò che accadeva nella stanza.
Non ebbi dubbi, mi sarei spostato.
Presi silenziosamente posizione. Sentii i convenevoli di rito.
Inviai un messaggio a Marika: “Vado a fare due passi. Quando finisci la visita se non mi trovi chiamami”.
Aveva il cellulare in mano e lo lesse subito. Mi rispose semplicemente “Ok”.

Il Dottore chiese come stava procedendo con la cura e quali fossero i risultati: per un attimo temetti si sarebbe fermato senza verificare sul corpo di Marika. Non capii se a prevalere fosse la delusione o il sollievo.
Non ebbi il tempo di darmi una risposta: mentre Marika raccontava che andava meglio, il dottore disse “Bene adesso vediamo. Tolga i vestiti così controlliamo. Mi raccomando deve rimanere completamente nuda”. Il tono era deciso.
Poi rivolgendosi all’infermiera “ Sistema in magazzino il materiale che ci hanno consegnato e poi puoi andare”.
Non avrei potuto assistere alla svestizione di Marika perché ero dal lato opposto del paravento, ma ascoltare era una tale fonte di eccitazione che decisi che non avrei cambiato posizione per tutta la visita.
Avevo già il cazzo durissimo e ancora non era successo nulla.

L’attesa fu breve, d’altra parte non erano tanti i vestiti da togliere. Marika comparve nuda. Era bellissima.
Il Dott. Rossi le andò incontro e la diresse verso la lampada; per ora tutto era normale e si ripeteva ciò che avevo già visto. Mi tranquillizzai.
Un solo colpo alla porta e, senza attendere alcuna autorizzazione, l’infermiera entrò.
Guardo Marika, o meglio la scrutò da capo a piedi. La mia donna completamente nuda esposta agli occhi di due estranei. Portai istintivamente una mano a toccare il membro teso.
Marika si coprì il pube con le mani mentre immobile restava dinanzi ai due.
“Ho finito di mettere a posto. Posso fare altro?” chiese.
“Va bene così. Va pure. Ci vediamo domani. Buona serata” rispose il Dott. Rossi.
“Buona sera” sussurrò Marika, quasi a volersi liberare di quella presenza.
“Buona serata a voi” disse l’infermiera con il tono di chi sa già che sicuramente sarebbe successo qualcosa di piacevole.

Erano rimasti soli. Ora poteva succedere di tutto, se lo avessero voluto.

La visita dinanzi alla luce questa volta, per quanto accurata, fu rapida sia davanti che dietro.
“Effettivamente la situazione è molto migliorata. Non c’è davvero nulla di preoccupante. Come avevo immaginato si è trattato solo di una irritazione. Completerei comunque il controllo, magari riprendendo dove ci eravamo fermati la volta scorsa” . Più che una domanda era un’affermazione.
“Potrebbe anche approfondire l’esame, se crede” rispose ammiccante Marika. “Devo distendermi sul lettino?” aggiunse poi.
“Si, con le gambe ben aperte” rispose il Dott. Rossi.
Che grandissima troia pensai mentre si stendeva e, dopo una breve sistemata ai lunghi capelli, spalancava le gambe.
La fica già grondava umori.
“Non credo sia necessario indossare i guanti” disse il dottore mentre incominciava lentamente a carezzarle le grandi labbra.
Con l’altra mano le sfiorava le cosce e il ventre. Poi dopo averla passata nelle sottile striscia di peli raggiunse il clitoride.
Marika prese a toccarsi i seni. Le stava piacendo.
Il Dott. Rossi decise di assecondare i suoi gesti e spostò la mano sul capezzolo; lo strinse con una certa forza perché Marika lanciò un urlo.
Non capii bene cosa disse inizialmente il dottore, ma il “Sei mia” finale mi arrivò chiarissimo.
“E’ mia brutto stronzo!! Al limite te la sto prestando” pensai, cominciando a carezzarmi il cazzo da sopra i pantaloni.

Riuscivo solo a percepire il movimento di una mano di Marika perché il dottore era di spalle.
Poi lo vidi muoversi e posizionarsi dinanzi alla fica aperta.
Si fermò a guardarla: era una visione che conoscevo bene; poi si chinò in avanti e cominciò a leccarla.
Affondò letteralmente il suo viso fra le cosce spalancate.
Sentivo Marika ansimare; la vedevo torturarsi i capezzoli.
Mi mancava il fiato e facevo fatica a respirare. Sentivo letteralmente il cuore pulsare. Sentii un forte dolore tanto stavo stringendo rabbiosamente il pene fra le mani. Ma mi accorsi anche dell’enorme sforzo che stavo facendo per non godere. Quella visione continuava inspiegabilmente e incontrollatamente a generarmi un’eccitazione mai provata. La leccò a lungo.

Poi ancora una volta le disse qualcosa che non riuscii a comprendere. Sentii solo “Meglio”, la risposta di Marika.
Il Dottore andò verso la scrivania, aprì un cassetto e tirò fuori un preservativo.
Nel frattempo Marika si era seduta sul bordo del lettino, dal lato corto.
Il Dott. Rossi si posizionò dinanzi a lei, tolse il camice, poi la camicia e rimase a dorso nudo. Si fissarono poi cominciarono a baciarsi con foga. Mentre erano avvinghiati l’uno all’altra vidi i pantaloni scivolare alle caviglie seguiti dai boxer.
Si baciavano carezzandosi con foga; lui le passava le mani fra i capelli, le sfiorava viso, collo e poi i seni; lei lo stringeva con forza tenendo le mani attaccate alle sue chiappe. Con le gambe lo cinse tirando ancor di più a sé.
Era davvero infoiata.
Quando mollò la presa il Dott. Rossi fece un passo indietro.
Indossò il preservativo.

Quel momento era arrivato. Lo attendevo o lo temevo?. Il cazzo duro che tenevo nella mano mi fece capire che lo attendevo e lo desideravo.
Marika si stese e lui la tirò a sé portandola con il culo al bordo del lettino. Intuii stesse indirizzando la cappella verso l’ingresso del paradiso. Poi le sollevò le gambe poggiandole sul suo petto e con un colpo deciso la penetrò.
Non appena le fu dentro vidi le mani di Marika stringere i bordi del lettino.
La mia posizione mi consentiva, purtroppo, di intuire più che vedere: il dottore di spalle mi impediva la visuale del volto di Marika che, solo grazie al suo dimenarsi, a tratti compariva.
Non potevo vedere la sua espressione né quella del medico: immaginavo solo l’estasi che poteva trasparire e i loro sguardi complici.
Poi forte e chiara mi arrivò la sua voce “Scopami forte dottore, fammi sentire quanto ti piaccio. Perchè tu mi piaci, lo senti quanto sono bagnata?”. “Si che mi piaci e mi piace anche il tuo sapore. Sei una gran troia Marika. E’ davvero fortunato tuo marito” rispose con tono affannato il dottore.
“Continua, si si, più a fondo” lo supplicava; e lui eseguiva spingendo sempre più forte.

Avevo slacciato i pantaloni e aperto la cerniera. La mano nei boxer si muoveva veloce. Decisi di rallentare perché non volevo venire e non sapevo quanto ancora sarebbero andati avanti.
Del liquido preseminale era già fuoriuscito bagnandomi mano e mutande. Cosa avrei dato per poter essere li con loro. Pensai per un attimo di farlo. Sarebbe bastato scendere, entrare nella stanza e aggiungermi. Ma pensai anche che avrei rotto quella magia, che non sapevo come avrebbero potuto reagire e che forse avrei rovinato tutto. Meglio restare dov’ero e continuare a guardare. Anche se mi stava di fatto tradendo a mia insaputa, per quanto mi ferisse, mi eccitava.
Non riuscii ad intendere cosa disse il Dott. Rossi perché coperto dall’ansimare di Marika, ma capii perfettamente cosa lei ripose. “Non dietro, ma da dietro si”.

Si staccarono.
Marika scese e si spostò sul lato lungo del lettino, quello rivolto verso la finestra; poi si chinò in avanti fino ad appoggiare i gomiti e allargò le gambe.
Il Dottore seguì con grande attenzione i suoi movimenti, si posizionò dietro di lei e dopo essersi soffermato a guardarle con attenzione il culo, si inginocchiò e le ficcò il viso fra le chiappe.
“Siiiiii...leccami tutta!!” urlò ansimando Marika.
Sentivo il cuore esplodermi nel petto. Fermai la mano. Mi strinsi forte le palle.
Dal movimento delle mani intuivo che la stesse allargando bene: l’ano incastonato fra le chiappe era una visione per me celestiale: peccato fosse da sempre restia a concedersi al sesso anale anche se le piaceva farselo leccare e carezzare durante i preliminari.
I lunghi capelli mi impedivano ancora una volta di vederle il volto, ma dai movimenti e dai gemiti era evidente che le stesse piacendo enormemente.

Poi il dottore si sollevò, posizionò il pene alla giusta altezza e spinse.
Marika sollevò la testa e i capelli ricaddero all’indietro scoprendole il viso. Avevano entrambi la stessa espressione, rapita, estasiata ed eccitata.
Prese a muoversi alternando colpi profondi a movimenti rapidi; le mani cercarono i seni e i capezzoli turgidi. Li strinse strappandole nuovamente un piccolo urlo e una richiesta: “Fottimi come una puttana!”.
Spingeva. Spingeva forte. La prese per i fianchi. Aveva il pieno controllo del corpo di Marika che era obbligata ad assecondare la sua foga. La tirava a sé con forza mentre le chiedeva “Ti piace? Ti piace come ti sto scopando?”. Marika ondeggiava sotto i suoi colpi possenti.
Non rispose.

Sollevò il capo, poi rivolse lo sguardo nella mia direzione. Cercò i miei occhi e quando fu certa che ci stessimo fissando disse “Si, sfondami la fica!!”
Ero scioccato e sorpreso.
Sapeva esattamente che io fossi li a guardarla. Rimasi impietrito e inebetito a fissarla.
I colpi del Dott. Rossi si fecero sempre più frequenti.
Per quanto si sforzasse di lasciare che i nostri sguardi restassero a fissarsi ogni tanto chiudeva gli occhi persa nel suo piacere. Ogni tanto si voltava verso il medico incitandolo “Così, così. Ancora, ancora”.
“Si, si. Ti sfondo” rispondeva ansimando sempre più affannato. Stava producendo il suo massimo sforzo per raggiungere il meritato orgasmo.
Inaspettatamente, almeno per me, arrivò per primo quello di Marika.
Cominciò a gemere e poi ad urlare. Strinse forte i bordi del lettino mentre portava in dietro la testa inarcando la schiena.
Lui si fermò rimanendole dentro. Ebbi l’impressione volesse lasciarle il tempo di godere fino in fondo del suo piacere. Ci sapeva fare pensai.
Marika mi sembrò gradire quegli attimi di pausa.

Mi lanciò un’altra occhiata prima di voltarsi verso di lui.
“Voglio che mi vieni in bocca. Voglio sentire il tuo sapore”. Un altro colpo al mio cuore e alla mia autostima.
Il Dott. Rossi non se lo fece ripetere. Tirò fuori il cazzo e sfilò rapidamente il preservativo.
Marika si spostò avendo cura di fare in modo che io potessi vedere perfettamente.
Si inginocchiò, spostò i capelli così da mostrarmi il viso e lasciò scivolare dentro la sua bocca il pene eretto.
Si aiutava con le mani, carezzandogli le palle e sorreggendo l’asta dura quando con le labbra e con la lingua ne seguiva i contorni.
Il Dott. Rossi accompagnava i movimenti tenendole una mano sulla testa.
Lo sguardo di Marika continuava a cercare il mio.

Decisi di partecipare seppur silenziosamente: abbozzai un sorriso e con il capo le feci un cenno di intesa. La stavo autorizzando a finire con la bocca inondata di sperma.
Immaginare di baciarla sentendo il sapore di un altro uomo che l’aveva posseduta mi provoco un piacere celebrale improvviso.
Esplosi nel mio solitario orgasmo proprio mentre il fiotto di sperma del Dott. Rossi cominciava a riempirla. Ebbe tre o forse quattro contrazioni; l’ultima fu la più lunga.
Un paio di schizzi finirono sul collo e sul seno di Marika.
“Siiii. Fantastica!!” urlò prima di abbandonarsi appoggiato al lettino.
Al contrario io dovetti soffocare ogni rumore: il mio piacere oltre che solitario doveva essere anche silenzioso.
Dalle labbra di Marika, ancora inginocchiata, fuoriuscì un rivolo di sperma. Lo raccolse con un dito che avidamente leccò. Poi spalmò sul corpo quello che era rimasto.

Rimasero così, fermi.

Li fissavo mentre alla meglio cercavo di asciugarmi. Ero venuto copiosamente e sentivo il liquido caldo scendere lungo il cazzo bagnandomi le mutande.
Infilai dei fazzolettini e mi ripulii le mani.
“E’ stato bellissimo” stava dicendo il dottore. “Anche per me” rispose Marika.
“Credo proprio che dovremo prendere l’abitudine a fare delle visite di controllo più frequenti” disse sorridendo il medico.
“Lo credo anch’io” rispose ridendo.
Prima di rialzarsi gli baciò un’ultima volta il pene ormai a riposo.

Mentre cominciarono a rivestirsi mi domandai come mi sarei comportato.
Decisi di farmi trovare in strada. Scavalcai il basso muretto e mi incamminai verso il portone. Accesi una sigaretta. Le mani mi tremavano. Non riuscivo a mettere ordine ai miei pensieri.
Mi venne incontro. Senza dirci una parola salimmo in macchina.

Al terzo semaforo si girò verso di me.
“Non lo avrei mai fatto se tu non fossi stato li. Non mi interessano altri uomini”.
“Quando mi hai visto?” le chiesi.
“Già la prima volta. Quando il Dottore mi ha detto di spogliarmi completamente mi sono girata per tornare dietro il paravento e ti ho visto. Mi sono ricordata delle tante volte in cui abbiamo fantasticato di mostrarmi nuda ad altri e anche di quando mi dicevi ora ti scopo davanti a tutti scherzando in camera da letto. Ho pensato ti avrebbe fatto piacere guardarmi mentre il dottore mi visitava nuda. Poi mi sono lasciata prendere la mano.
In tutti questi giorni ho aspettato tu mi dicessi qualcosa, ma nulla. Poi ti ho visto spesso andare in bagno e masturbarti, soprattutto quando ti provocavo mostrandomi nuda. Ho pensato non ti fosse dispiaciuto e ho deciso di esagerare. Ora abbiamo trasformato un gioco in realtà. Se vuoi non succederà mai più perché io ti amo e voglio solo che tu sia felice”.
Parlò senza fermarsi.

Non le risposi. Proseguimmo in silenzio.

Entrati a casa la tirai a me. La baciai. Facemmo l’amore…



Añ CASEADE 2 COMENTARIOS:
  • avatar escanio73 Bel racconto complimenti

    25-03-2026 22:23:44

  • avatar Magisterf Racconto pieno di dettagli.Eccitante.Quei puntini finali fanno pensare che continuerà?

    25-03-2026 22:29:08






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