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HISTORIA

La festa

by Prufrock
Visto: 273 veces Comentarios 4 Date: 21-08-2026 Idioma: Language

Buongiorno miei lettori, sono sempre l’Ape Regina, vi ho trascurati, perdonatemi. C’è stata la festa e ho dovuto riprendermi. Cerco di ricordare. Spero di colmare i vuoti di memoria che ho in questo momento. È stata una festa a sorpresa, affascinante, dominata da dinamiche di potere, dí trasgressione e da infinite sfumature di desiderio. Ne sono stata la protagonista, mi sono trovata in situazioni estreme, trasformandomi da vittima in soggetto di dominio e seduzione. Mi sono fatta esplorare e ho esplorato ogni aspetto del sesso, dell’erotismo, senza divieti o compromessi. Sono sopravvissuta, devastata dagli orgasmi. Come ho detto: una festa a sorpresa. Sapevo solo che era voluta da tre gentiluomini anziani molto ricchi. Una festa concretizzatasi grazie all’abilità di quel porco del mio uomo. Avevamo in esclusiva per una notte il salone delle feste del resort. Avevo deciso di vestirmi total black. Tubino e intimo. L’ingresso del salone era controllato da due marcantoni. Mi hanno aperto e sono entrata. Un grande letto era posizionato centralmente, gli facevano corona una serie di divani.
A lato un pianoforte gran coda. Davanti al letto i tre padroni di casa. Baciamani. Ho ricevuto un gioiello importante da ciascuno di loro: collana, braccialetto e cavigliera. Mi hanno detto di indossarli. Accarezzandomi mi hanno spogliata. Il tubino è scivolato con leggerezza, rivelando poco per volta il mio corpo. Sono rimasti a contemplarlo almeno una decina di minuti. Dimenticavo: tutti over 60 se non 70, i tre gentiluomini. In smoking con papillon. Sul taschino della giacca uno stemma ricamato ed esplicito: un cazzo dorato in erezione che tendeva verso l’alto. Nonostante l’età erano in splendida forma. Mi hanno ordinato di levare reggiseno e mutandine, di inginocchiarmi sul letto con il volto rivolto verso di loro. Nuda ai loro occhi. La schiena disegnava una linea armoniosa, le spalle rilassate, il collo disteso. Il mio corpo comunicava una naturalezza disarmante, i seni pieni, morbidi, una bellezza naturale in ogni movimento, parte di un corpo vissuto, autentico. Sul volto un sorriso appena accennato, per conservare una forma di eleganza e distacco pur avvertendo di essere un puro oggetto erotico. Non erano necessarie parole.
Avevo la sensazione di essere osservata con un’intensità insolita e si faceva strada in me un’inattesa eccitazione. Uno di loro, dopo un cenno, si spogliò e, senza esitazione, mi fece sua, sollevandomi le gambe fino ad appoggiarle sulle proprie spalle. Aveva una cappella abnorme. Divaricò le labbra della mia fica e la invase con un colpo secco strappandomi un grido soffocato. Poi non esistettero più regole. Non sono in grado di ricordare il chi, il quando,il cosa e il come. Posso solo raccontare mescolando atti, persone e voci…
Mi concentro. Ricordo chi man mano è entrato nel salone. I due che controllavano la porta. Il mio uomo. Uno che poi si è messo a suonare il pianoforte. Tre signore non giovani che ho pensato essere le mogli degli ospiti. Ciascuna delle tre accompagnata da un giovane. Di fatto credo cha al top fossimo in 14. Divenni il fulcro delle loro voglie, un corpo ove tutto era lecito. Ogni atto era come un lampo, inseguiva il successivo senza essere vissuto. L’impressione non era quella di vivere singole azioni, ma di vivere un vortice unico.
Tutto ciò che avevo immaginato diventava concreto, la mia eccitazione non aveva precedenti. Dentro di me si agitava qualcosa di particolare. Arricchivo la vita scoprendo altri corpi.
Ho persino pensato di vendere il mio. Ho scoperto il piacere di guardare e di ascoltare. Volevo vedere le tre mogli scopate a dovere dai loro mariti e dai tre giovani. Una di loro mi ha preso per mano, mi ha fatta sedere su un divano e ha iniziato a leccarmi. Si è seduta vicino a me. Un giovane scopava me, un vecchio lei. Volevo essere ciucciata sui seni mentre un altro grosso cazzo di qualcuno (chi?) mi sfondava. Le mia lingua ha leccato la sborra che usciva da un cazzo nero. Ero talmente fuori di testa che non avevo realizzato l’entrata di una coppia di colore. Lei bellissima, la volevo, poi l’ho avuta. Era stata lei a segare il compagno facendolo venire sulla mia faccia. Leccavo il cazzo del suo uomo mentre lei leccava la mia faccia. Mi ha baciata. Ho risposto. Una volta messa in moto la macchina impossibile fermarla. Mi immaginavo su un palco davanti al pubblico. Bevevo. Vino e sborra. Tutto il mio corpo sommerso, ogni orifizio penetrato. Chiedevo di non fermarsi. Ero puttana, puttana, puttana. Eravamo in tanti, ero, volevo essere la puttana di tutti. Cazzi duri duri duri durissimi affondavano ovunque, cercavano la mia bocca, la riempivano., entravano e uscivano da fica e culo scuotendo la carne. Attrito bruciante, passavo da sofferenza a piacere. Iniziai a urlare, esaltata, sudavo femminilità. Le dita di piedi e mani si tendevano, si allargavano, poi si richiudevano seguendo il ritmo dei cazzi. Non era il sesso a farmi godere, ma l’idea dell’eccesso, di un confine attraversato.
Ancora ancora ancora.
Quasi senza accorgermene mi sono messa a girare a quattro zampe per il salone. Tutti hanno smesso di copulare e hanno formato un cerchio. Ero al centro. Voglio ricordare. Tre vecchi. Tre vecchie. Tre giovani. I due della porta. La coppia nera. Uno che non capivo cosa centrasse ma si era messo al pianoforte e suonava Chopin. Il mio uomo. Io. Il nero si mise dietro di me, mi schiaffeggiava il culo e mi pastrugnava la fica. Gli pisciai in mano. Aveva appena sborrato ma era di nuovo in tiro. Detto fatto, il suo grosso attrezzo voleva riempirmi la fica, ma non riusciva a entrare. Il mio uomo è intervenuto e lo ha spinto dentro. Il nero lo ha ringraziato e gli ha detto di inculare sua moglie. Mi sono seduta su un divano, avevo le allucinazioni, ho visto tutti quelli che mi hanno montato in questi anni e sono tanti ma mai abbastanza. Libera e fiera. I miei occhi persi a contemplare cazzi. Il su e giù mi piace, così veloce, così potente, perdo ogni vergogna, ogni pudore, ogni senso di colpa, la mia bocca inghiotte uccelli per abbeverarsi. Fiotti. Ascoltare oscenità. Mi ringraziano, mi suggeriscono come mettermi. Mentre la sborra mi scivola in gola e mi dipinge capisco che sono di nuovo sul punto dì venire. Mi passo la lingua sulle labbra, la festa sta per finire. Godo godo godo. C vieni a scoparmi. Svengo.

Añ CASEADE 4 COMENTARIOS:
  • avatar Prufrock Hai ragione, joli, manca di Eros, ma il casino è voluto

    22-08-2026 19:21:18

  • avatar joli4550 Un casino. Manca l'eros

    22-08-2026 18:10:05

  • avatar piccoloprincipe No commento; molto coinvolgente. Bellissimo racconto.

    22-08-2026 18:03:23

  • avatar sonosoloio60 Dio mio... Stupendo

    22-08-2026 09:43:01






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