CAP. 11
by NessunoxlEseguito un abbondante e ripetuto bidet, indugiai particolarmente nell’insaponarlo e poi risciacquarlo. Confesso senza vergogna che tenere in mano e sentire crescere il suo cazzo tra le mie mani mi dava una sensazione particolare di piacere. Se solo mi avesse sfiorata, probabilmente avrei raggiunto di nuovo l’orgasmo.
Tornammo in camera.
Qui mi penetrò nella classica posizione del missionario, con una dolcezza infinita. Mentre si muoveva dentro di me ci baciavamo. Ancora non riuscivo a capacitarmi di come potessi contenere tutto il suo membro e di quanta intensità mi desse.
Ancora una volta ebbi una serie notevole di orgasmi. L’ultimo arrivò quando lo sentii irrigidirsi e scaricarsi dentro di me. Ci abbandonammo esausti sul letto.
Nei giorni successivi era maggiore il tempo che passavamo a letto nudi a fare l’amore rispetto a quello in cui stavamo vestiti. Ogni volta mi sembrava di toccare il paradiso: fare l’amore con lui era senza dubbio la cosa più bella al mondo.
Spesso la sera mio marito chiedeva, quasi implorando, di poter assistere ai nostri amplessi e, al termine, ripuliva accuratamente sia me che Bedirhan. Arrivò persino a chiedere se almeno una volta poteva bere il suo sperma direttamente dal suo cazzo anziché dalla mia fichetta, non omettendo mai di chiamarlo padrone.
Bedir gli disse che forse un giorno lo avrebbe accontentato, ma che al momento il suo sperma doveva servire solo a fecondarmi. Poi aggiunse, con magnanimità, che se fosse stato bravo e tranquillo probabilmente prima o poi lo avrebbe anche “inculato”. Mario reagì come mai mi sarei aspettata: senza neppure toccarsi, eiaculò.
Purtroppo il lavoro richiese che Bedirhan si allontanasse da me. Mi promise che avrebbe fatto il possibile per tornare al più presto. Nel frattempo diede ordine perentorio a Mario di non permettersi di toccarmi, né di pensare minimamente a qualsiasi forma di contatto con me: avrebbe potuto solo assistere quando noi lo volevamo.
Come promesso, il mio padrone tornava a casa ogni volta che gli era possibile. Spesso si tratteneva solo pochi giorni. Quando non c’era, mi mancava terribilmente e la nostalgia mi spingeva spesso a chiamarlo per sentire la sua voce al telefono.
Mi resi conto che era passato più di un mese dal mio ultimo ciclo. Con impazienza e ansia acquistai un test di gravidanza e lo eseguii: positivo. Ero finalmente incinta. Sprizzavo allegria da tutti i pori. Chiamai il mio uomo per informarlo.’
Il giorno dopo ero tra le sue braccia: aveva abbandonato tutti i suoi affari ed era arrivato da New York in tempo record per festeggiare con me. Lo adoravo sempre di più.
Ormai ero e mi sentivo la donna di Bedirhan, ed ero felice e lusingata di esserlo. Mario, mio marito, si era adeguato alla situazione. Da molto tempo non facevamo sesso, se si eccettua il fatto che spesso mi ripuliva dopo gli orgasmi. Mi ero persuasa che la situazione gli piacesse: crollata la gelosia di facciata, era diventato volutamente umile e totalmente sottomesso al mio amante.
Durante la gravidanza, Bedir era ancora più presente: si ritagliava ampi periodi per restare con me e seguire passo dopo passo l’evolversi della situazione. Facevamo ancora l’amore, anche se con minore frequenza, ed era decisamente più delicato: la sua presenza non era mai brusca o profonda come prima. Provavo numerosi orgasmi, ma a volte mi mancava un po’ della sua rudezza.
Eravamo quasi giunti alla data del parto: sapevamo che il bambino era sano e forte. Una sera Bedirhan congedò i nostri domestici e la cosa mi stupì: era evidente che avesse qualcosa in mente. Chiamò mio marito e disse che era arrivato il momento di mettere alcune cose in chiaro.
La questione principale era che lui voleva che il bambino portasse il suo cognome e fosse riconosciuto pubblicamente come suo figlio. Questo implicava inevitabilmente che mio marito fosse considerato un “cornuto consapevole”, e quindi era necessario chiarire il suo ruolo.
Se Mario non avesse accettato quella condizione, cioè quella di marito cornuto consapevole, avremmo dovuto divorziare e ognuno avrebbe preso strade diverse.
«Ti parlo così, caro Mario, perché sono convinto tu abbia finalmente compreso quale sia la tua natura, tenuta nascosta per troppo tempo, questo ti eccita e ti gratifica. Pensaci bene: tutti sapranno ma sono certo che questa umiliazione in fondo ti piacerà, in caso contrario puoi chiedere il divorzio, per noi non c’è alcun problema.»
Bedir affrontava la questione parlando anche al mio posto, senza chiedere il mio parere. Io assistevo in silenzio, perché tutto ciò che decideva lui per me andava bene: non desideravo altro che essere completamente sua.
Segue…
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