La Mia Ossessione - Parte 2^
by io125Federico aveva deciso di seguire Irene.
Non era una decisione consapevole, razionale. Era più come se il suo corpo si fosse mosso da solo, guidato da quella ossessione che ormai lo controllava completamente. Quando lei aveva detto che sarebbe andata al centro commerciale per fare shopping, lui aveva inventato una scusa al lavoro e l'aveva seguita.
Non per controllarla, si diceva. Solo per... osservare. Per capire.
L'aveva vista entrare nei negozi, provare vestiti, bere un caffè da sola. Tutto normale. Tutto innocente. E lui si era sentito stupido, patetico, nascosto dietro i pilastri come un ossesso.
Poi era entrato Marco.
Federico lo aveva riconosciuto subito, anche se non se l'aspettava. Marco era lì, al bar del centro commerciale, e stava ordinando un caffè. E poi—come se il destino stesso stesse giocando con lui—Marco aveva visto Irene.
O forse Irene aveva visto lui.
Federico non era sicuro di come fosse successo. Ma improvvisamente, Marco si era avvicinato con quella sicurezza naturale che lo caratterizzava.
Irene? Irene Marchetti?
Sua moglie si era girata, sorpresa. Per un momento, il suo viso era rimasto vuoto. Poi il riconoscimento. Poi un sorriso.
Marco! Che sorpresa!
Federico era rimasto paralizzato dietro una colonna, il cuore che batteva così forte da temere che potessero sentirlo.
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Che coincidenza,
aveva detto Marco, sedendosi al tavolo di Irene senza essere invitato, ma in un modo così naturale che sembrava la cosa più normale del mondo.
Che stai facendo qui?
Solo un po' di shopping,
aveva risposto Irene, e Federico aveva notato subito il cambiamento nel suo tono. Era diventato più leggero. Più vivo.
E tu?
Avevo un appuntamento qui vicino. Sono felicissimo di averti incontrata.
Marco aveva sorriso, e c'era qualcosa in quel sorriso che non era puramente cortese. Era interessato. Genuinamente interessato.
Irene aveva giocato con il cucchiaino del caffè.
Come stai? Da quanto tempo non ci vediamo?
Tre settimane,
aveva detto Marco.
Dalla cena dai Moretti.
Federico aveva sentito il sangue congelarsi nelle vene. Marco ricordava. Marco aveva notato. Marco stava facendo capire a Irene che l'aveva notata.
Ah sì, è vero,
aveva detto Irene, e c'era un lieve imbarazzo nella sua voce. O era eccitazione? Federico non riusciva più a distinguere.
Mi è rimasta impressa quella sera,
aveva continuato Marco, e il suo tono era diventato più basso, più intimo.
Tu eri... particolarmente affascinante.
Federico aveva visto Irene arrossire. Veramente arrossire, non quella leggera colorazione che lui conosceva, ma un vero rossore che le aveva coperto le guance e il collo.
Marco...
aveva detto lei, e c'era un avvertimento nella sua voce. Ma non era un avvertimento forte. Era più come una porta che si apre leggermente, lasciando intravedere qualcosa dietro.
Scusa,
aveva detto Marco, con un sorriso che non era affatto scusa.
Non dovrei dire queste cose. Sei una donna sposata. Lo so. Ma a volte la sincerità è più importante della convenienza, no?
Irene aveva distolto lo sguardo.
Mio marito...
È un uomo fortunato,
aveva interrotto Marco.
Spero che lo sappia.
E poi aveva fatto qualcosa che aveva fatto impazzire Federico. Aveva teso la mano e aveva sfiorato il dorso della mano di Irene, proprio per un secondo, un gesto che poteva sembrare accidentale ma che non lo era affatto.
Irene non aveva ritirato la mano.
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Avevano parlato per venti minuti. Federico era rimasto lì, nascosto, ascoltando ogni parola. Marco aveva raccontato di un suo recente viaggio a Firenze. Irene aveva parlato dei suoi studi, di come stava pensando di riprendere a leggere più seriamente. Marco aveva detto che questo non la sorprendeva, che aveva sempre visto in lei una profondità che pochi possedevano.
Irene aveva riso. Un riso che Federico non le aveva sentito fare da mesi.
Poi Marco aveva guardato l'orologio.
Purtroppo, devo andare. Ho un altro appuntamento.
Si era alzato, e aveva fatto qualcosa che aveva fatto tremare Federico. Aveva preso il telefono di Irene dalla tasca della sua borsa—lei glielo aveva dato, senza resistenza—e aveva inserito il suo numero.
Nel caso tu voglia parlare di libri,
aveva detto.
O di qualsiasi altra cosa.
Irene aveva guardato il numero nel suo telefono. Non aveva cancellato. Non aveva detto niente.
È stato bello rivederti, Irene,
aveva detto Marco, e poi se n'era andato.
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Federico era tornato a casa prima di Irene. Si era seduto sul divano, tremando, cercando di capire cosa avesse appena visto.
Sua moglie era tornata un'ora dopo, con le buste dello shopping. Aveva il viso leggermente arrossato, gli occhi brillanti. Aveva baciato Federico sulla guancia, come sempre, ma lui aveva sentito la differenza. C'era qualcosa di nuovo in lei. Una consapevolezza. Un segreto.
Come è andata?
aveva chiesto lui, cercando di mantenere la voce ferma.
Bene,
aveva risposto Irene.
Ho trovato un vestito carino.
Aveva mentito. Non aveva comprato niente di importante. Federico lo sapeva. Irene era andata al centro commerciale per una ragione, e quella ragione non era lo shopping.
O forse era andata senza sapere che Marco sarebbe stato lì. Forse era stata una coincidenza vera.
Ma Federico non credeva più alle coincidenze.
Quella notte, Irene si era addormentata accanto a lui, e lui aveva sentito il suo telefono vibrare sul comodino. Lei non l'aveva controllato. Ma lui sì, quando lei dormiva profondamente.
Un messaggio da un numero sconosciuto:
È stato bello rivederti oggi. Spero di poterti rivedere presto. M
Federico aveva letto il messaggio tre volte. Poi l'aveva cancellato, cercando di convincersi che non era successo niente. Che era tutto nella sua testa.
Ma sapeva che non era vero.
L'ossessione aveva trovato un nuovo carburante. E adesso, mentre guardava sua moglie dormire, Federico non sapeva più se volesse salvarla da Marco, o se voleva vederla cadere completamente.
E questa incertezza lo stava consumando vivo, in uno stato di tremenda eccitazione, tanto che non poté fare a meno di masturbarsi pensandola a scopare con lui.
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