logo La Esposa Ofrecida
1100


HISTORIA

Una visita ginecologica molto particolare

by ElenaParide
Visto: 501 veces Comentarios 1 Date: 30-03-2026 Idioma: Language

Pioveva fuori, ma dentro l'abitacolo della macchina il calore era soffocante. Mio marito, il cornuto segaiolo, stringeva il volante con le nocche bianche mentre ci avviciniamo allo studio del Dott. Valenti. Sapeva perfettamente che non era una visita per la mia salute. Sotto l'impermeabile leggero non indossavo nulla, solo un paio di autoreggenti nere e i tacchi a spillo che gli avevo ordinato di lucidare poco prima di uscire.

Hai preso la cartella, schiavo?

gli ho chiesto con voce piatta, senza degnarlo di uno sguardo. Lui ha annuito, lo sguardo fisso sulla strada, umiliato dal pensiero che tra pochi minuti avrebbe dovuto consegnarmi nelle mani di un uomo che mi avrebbe smontata pezzo dopo pezzo davanti ai suoi occhi.
Il Dott. Valenti non è solo un medico; è un maschio alfa di cinquant'anni, mani grandi, sguardo fermo e una voce che non ammette repliche. Quando siamo entrati, l'odore di disinfettante mi ha eccitata all'istante. Valenti non si è nemmeno alzato. Ha guardato mio marito con un disprezzo che si percepiva nell'aria.

Portala di là, cornuto,

ha detto sistemandosi il camice bianco.

Spogliala e falla mettere sulla sedia ginecologica. Devo verificare quanto è stata usata dai Bull ieri sera. E tu... tu resterai lì nell'angolo, a reggere la lampada, così non ti perderai nemmeno un millimetro del mio esame.


Le mani del cornuto tremavano come foglie mentre cercava di sbottonarmi l'impermeabile. Sotto, il mio corpo nudo, nient'altro che le autoreggenti nere e i tacchi a spillo, si è offerto allo sguardo clinico e rapace di Valenti. Ho sentito un brivido di eccitazione pura scorrermi lungo la schiena mentre il Dottore si avvicinava, non come un medico, ma come un padrone che ispeziona la sua proprietà.

Guarda, guarda...

ha sussurrato, quasi a se stesso, facendo scorrere un dito guantato lungo un livido profondo sulla mia coscia.

Ti hanno proprio devastata ieri sera, eh, Elena?

ha detto ad alta voce, la sua voce profonda e calma che non ammetteva repliche.

Marco e Stefano hanno fatto un lavoro eccellente. Sento l'odore del loro seme da qui. Ti hanno scopata come la più vile delle troie, spalancandoti fino all'osso. Ti hanno marchiata a fuoco.

Poi si è girato verso mio marito, che era rimasto lì, a reggere la lampada, con il viso bianco come un lenzuolo e gli occhi pieni di una vergogna indicibile.

E tu, cornuto,

ha tuonato Valenti, facendolo sussultare,

tu sei stato lì ad ascoltare, vero? A farti le seghe mentre la tua donna si faceva riempire da uomini veri. Sei patetico. Non vali nemmeno il disinfettante che uso per pulire questo studio.

Poi si è rivolto di nuovo a me, con una brutalità che mi ha fatto sussultare di piacere.

Muoviti, troia. Sulla sedia. Gambe spalancate sulle staffe. Devo verificare quanto sei stata usata, e non ho intenzione di essere gentile. Il mio 'esame' sarà molto approfondito, e il tuo patetico marito... beh, lui resterà qui, ad illuminare la scena della tua completa sottomissione.


Valenti si è infilato i guanti di lattice con uno schiocco secco che ha rimbombato come una frustata nel silenzio asettico dello studio.

Apri bene quelle cosce da troia, Elena,

ha ringhiato, afferrandomi le ginocchia e spalancandole sulle staffe d'acciaio finché non ho sentito i muscoli tirare allo spasimo. Ero lì, esposta, nuda e oscena, con la fica ancora gonfia e arrossata dai tori della palestra. Il Dottore non ha perso tempo: ha affondato tre dita guantate dentro di me con una violenza improvvisa, rovistando nelle mie viscere per testare quanto Marco e Stefano mi avessero sformata.
Ho lanciato un urlo di piacere che ha sporcato il silenzio dello studio, mentre sentivo il lattice gelido scivolare nel calore del seme che ancora colava dalle pareti del mio utero.

Senti come cede, cornuto?

ha sghignazzato Valenti, girandosi verso mio marito con un ghigno di puro disprezzo.

È talmente larga che potrei infilare tutto il braccio qui dentro senza che lei senta nulla. Quei due stalloni l'hanno sfondata per bene, l'hanno ridotta a un otre di sborra. Avvicinati, viscido! Tieni ferma quella lampada e punta la luce proprio qui, tra le sue labbra spalancate. Voglio che guardi ogni centimetro della mia mano che scompare dentro la tua signora.


Mio marito si è avvicinato barcollando, la lampada che tremava nelle sue mani nodose, illuminando il cratere di carne che Valenti stava violentando con metodo clinico.

Vedi questo fluido denso che esce, schiavo?

ha continuato il Dottore, estraendo le dita inzuppate di umore e seme altrui per sbattergliele quasi in faccia.

È il marchio dei maschi alfa. È nobile, è vivo, è tutto ciò che tu non sarai mai. La tua Elena è una spugna che assorbe la potenza degli uomini veri, e ora io verificherò se c'è ancora posto per il mio contributo.

Mentre parlava, ha afferrato uno speculum d'acciaio gelido, aprendolo al massimo dentro di me con un rumore metallico sinistro, costringendomi a un'apertura disumana davanti agli occhi vitrei di quel cornuto senza speranza.
Valenti non ha più resistito. Con uno scatto secco ha sbottonato i pantaloni, liberando un membro autoritario e venoso che pulsava di disprezzo.

Spostati, schiavo! Avvicina quella lampada, voglio che le tue lacrime illuminino ogni centimetro della mia spinta,

ha tuonato, afferrandomi le cosce spalancate sulle staffe d'acciaio e travolgendomi con un affondo che mi ha mozzato il fiato. Il metallo della sedia ginecologica strideva sotto il peso della sua foga, mentre il Dottore mi sbatteva con una violenza metodica, chirurgica, spietata.

Senti come scrocchia la carne della tua troia, cornuto?

gridava Valenti a ogni colpo, la faccia rossa di sforzo e sadismo.

Guarda come la sto sformando, guarda come i miei testicoli sbattono contro la sua fica già distrutta da Marco e Stefano! Sei un verme, un parassita che vive nell'ombra dei veri maschi! Io la sto curando, viscido! La sto ripulendo dalla tua mediocrità con la mia sborra calda!


Io inarcavo la schiena, le mani artigliate ai braccioli freddi, i capelli che frustavano l'aria mentre la saliva mi colava lungo il mento per la troppa goduria.

Sì, Dottore! Sfondatemi!

urlavo nel silenzio dello studio, girando la testa verso mio marito, godendomi la sua faccia distrutta.

Lo vedi, cornuto segaiolo? Lo senti il rumore che fa il cazzo di un uomo vero dentro di me? Sei patetico, un errore della natura! Sto godendo come una cagna al guinzaglio, mi sento squarciare da questa potenza che tu non avrai mai nemmeno nei tuoi sogni bagnati!


Guarda come trema questo fallito,

rideva Valenti, accelerando il ritmo finché non ho sentito il suo seme esplodere dentro di me come lava bollente, mescolandosi a quello della notte scorsa.

Ecco la tua parcella, schiavo! Ora inginocchiati e pulisci lo speculum con la lingua, non voglio che rimanga una traccia del mio passaggio su questo acciaio. E tu, Elena... stasera torna pure in palestra, dì a Giovanni che il Dottore ti ha trovata 'molto ricettiva'.

Añ CASEADE 1 COMENTARIOS:
  • avatar escanio73 Bellissimo racconto e magnifica femmina

    30-03-2026 23:03:42






Go to Cuckold.net World
CLICK HERE