logo La Esposa Ofrecida
1100


HISTORIA

Ritorno a casa dal cornuto

by ElenaParide
Visto: 300 veces Comentarios 3 Date: 26-03-2026 Idioma: Language


Appena ho girato la mandata, l'odore di casa mi è sembrato quasi nauseante rispetto al puzzo di sesso e sterrato che avevo ancora nelle narici. Sono entrata in salotto con i tacchi che schioccavano sul pavimento come frustate. Lui era lì, esattamente dove lo avevo lasciato: nudo, in ginocchio sul tappeto, con gli occhi bassi e quella gabbietta d’acciaio che gli serrava il cazzo, rendendolo un inutile pezzo di carne prigioniero.

Alza la testa, schiavo,

gli ho ordinato, mentre mi sfilavo lentamente la maglietta sottile, restando con le tette nude e lucide di sudore davanti alla sua faccia vogliosa.

Lui ha sussultato, lo sguardo è caduto subito sulle mie gambe, dove la sborra di Giovanni aveva tracciato dei solchi biancastri e appiccicosi lungo le autoreggenti. Ha iniziato a tremare, con il respiro corto, vedendo quanto ero conciata male... quanto ero stata conciata bene.

Annusa,

gli ho detto, piantandogli la passera a pochi centimetri dal naso.

Senti l'odore di quel diciottenne? Mi ha scuoiata viva su quel sedile schifoso. Mi teneva per i capelli come una troia da combattimento mentre mi sfondava l'anima.



Mio marito ha emesso un gemito strozzato, cercando disperatamente di far sussultare quel poco di cazzo che la gabbietta gli concedeva. Era patetico e arrapatissimo. Gli ho raccontato tutto, senza saltare un dettaglio: i colpi brutali di Giovanni, il calore del suo getto dentro di me e le facce di quei guardoni che si segavano fuori dal vetro.

E sai cosa ho fatto dopo che mi ha riempita, eh?

gli ho chiesto con un sorriso cattivo, afferrandogli il mento.

L'ho pulito con la lingua davanti a loro. E adesso... adesso tocca a te finire il lavoro.



Gli ho ordinato di leccarmi via ogni traccia di quel seme estraneo, di ripulire la sua

proprietà

marchiata da un altro, mentre io godevo nel vederlo umiliarsi così, sapendo che lui non avrebbe avuto alcun sollievo.

Appena ho sentito il suo respiro affannato contro le mie cosce, ho sorriso. Era lì, ridotto a uno straccio, con quella gabbietta che gli strizzava le palle rendendolo ancora più patetico. Gli ho afferrato i capelli con forza, tirandogli indietro la testa per costringerlo a guardare lo scempio che quel ragazzino aveva fatto del mio corpo.

Guarda qui, cornuto,

gli ho ringhiato in faccia, allargando le gambe proprio davanti al suo naso.

Senti che odore? È l'odore della foga di un diciottenne che mi ha usata come un pezzo di carne. Mi ha sbattuta su quel sedile come una cagna, e io godevo a ogni colpo, mentre quegli sporchi guardoni fuori si segavano guardandomi la figa spalancata.



Lui ha emesso un gemito soffocato, gli occhi sbarrati sulla scia di sborra di Giovanni che mi colava ancora lungo l'interno coscia, densa e biancastra.

Lecca, viscido cornuto! Ripulisci tutto il seme che quel maschio mi ha spruzzato dentro,

gli ho ordinato, premendogli la faccia contro il mio sesso ancora gonfio e bagnato.

Voglio che senti il sapore del suo cazzo sulla tua lingua. Voglio che ti entri bene in testa che mentre tu eri qui a marcire in ginocchio, io ero in quel bosco a farmi sfondare l'anima, urlando come una puttana sotto i suoi colpi brutali.



Lui ha iniziato a leccare con una foga disperata, infilando la lingua ovunque, cercando di raccogliere ogni goccia di quel piacere che non gli apparteneva. Io intanto continuavo a insultarlo, descrivendogli la pelle liscia di Giovanni, la forza dei suoi muscoli e come mi teneva bloccata per i capelli mentre mi veniva dentro con quel getto bollente che mi ha inondata l'utero.

Ti piace il sapore del suo sesso, eh? Ti piace sentire quanto sono diventata larga dopo che lui mi ha scopata per bene?

ridevo, godendo nel vedere la sua frustrazione mentre cercava inutilmente di far sussultare il suo cazzo prigioniero del metallo.

Sei solo un povero cornuto che vive dei resti degli altri. Un guardone domestico che deve ripulire i trofei dei veri maschi.



Mentre mi ripuliva con cura maniacale, leccando via anche l'ultima traccia di sborra dalle mie calze e dalla figa, io chiudevo gli occhi e rivivevo la scena dei guardoni nel bosco, eccitandomi di nuovo al pensiero della loro bava sui vetri.

Mentre sentivo la lingua ruvida e bagnata di mio marito che raschiava con disperazione contro le mie labbra gonfie, cercando di scovare l'ultimo rimasuglio del seme di Giovanni, ho preso il telefono. La luce dello schermo ha illuminato il mio viso sudato e lo sguardo cattivo che avevo addosso.

Ho aperto WhatsApp, ho cercato il contatto di quel diciottenne stallone e ho tenuto premuto l’icona del microfono.

Senti un po', Giovanni... senti come si dà da fare il mio cornuto per ripulirmi dalla tuo sborra,

ho sussurrato con voce roca, avvicinando il telefono proprio lì sotto, dove quel poveraccio stava affogando nella mia figa.

Il suono dei suoi leccate viscide, i suoi gemiti strozzati di frustrazione e il rumore metallico della gabbietta che sbatteva contro le sue palle prigioniere sono finiti dritti nell'audio.

Sì, proprio così, lecca bene, verme!

gli ho gridato, tirandogli un calcio leggero sulla spalla per farlo andare ancora più a fondo.

Senti che schifo che fa, Giovanni? È qui in ginocchio a bere quello che mi hai lasciato dentro nel bosco. Gli piace da morire sentire il sapore del tuo cazzo sulla lingua mentre io gli racconto quanto sei stato brutale con me.



Ho rilasciato il tasto e ho inviato il messaggio. Pochi secondi dopo, la doppia spunta è diventata blu. Il mio cuore ha accelerato.

Guarda, viscido cornuto, lo ha già ascoltato,

gli ho detto mostrandogli lo schermo davanti agli occhi sbarrati.

Chissà quanto sta ridendo di te adesso. Magari si sta pure segando pensando a te che mi ripulisci come una scopa umana.



Mio marito ha emesso un lamento pietoso, quasi un pianto, ma non ha smesso un secondo di leccare. Era posseduto dal demone dell'umiliazione. Proprio in quel momento, il telefono ha vibrato: era la risposta di Giovanni. Un audio di tre secondi. L'ho riprodotto a tutto volume, spiaccicandolo contro l'orecchio di mio marito.

Fallo faticare quel viscido, Elena. Digli che domani in palestra ne avrò dell'altra per lui da ripulire.



A quelle parole, il cornuto è quasi svenuto per l'eccitazione e la vergogna. L'idea che domani sarei tornata sotto quel ragazzino lo stava facendo impazzire dietro le sbarre della sua gabbietta.

Añ CASEADE 3 COMENTARIOS:
  • avatar bullRenzo complimenti a Elena che sà come trattare un cornuto....spero che le tue avventure continuino con l'umiliazione del cornutone!

    30-03-2026 11:06:48

  • avatar Zeno99 Cara Elena, è un racconto molto bello, scritto molto bene e con l'enfasi necessaria per un racconto che deve trasmettere emozioni anche al lettore, soprattutto ad un lettore che ti adora. Complimenti ad entrambi per i ruoli belli e forti. Come sempre sei straordinaria

    28-03-2026 08:54:55

  • avatar CaproneRibelle sei stata unica!!!!

    27-03-2026 21:55:02






Go to Cuckold.net World
CLICK HERE